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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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venerdì 29 ottobre 2004
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L'omino delle playlist Ho un dubbio che mi tormenta da tempo: ascoltando RadioRai, si è messi di fronte all'immanenza di un fenomeno noto come "playlist", di cui tutti parlano dandolo per assodato e inevitabile, pur nei suoi più nefandi effetti. Vale a dire che viene passata solo musica di merda, da altri detta di cassetta, pescando una decina di pezzi che saranno riproposti ad nauseam più volte al giorno. I conduttori dei programmi inframezzati dalle sonorità escrementizie nulla o pochissimo possono su questo meccanismo, a loro dire.
Io sono un affezionato ascoltatore di RadioDue, e ora mi tocca accendere e spegnere la radio di continuo per risparmiarmi la musicaccia e i gr, che sembrano tornati quelli di Gustavo Selva.
Ora io mi domando il perché di questo, e credo sia legittimo considerato che a botte di canone mi vorrei ritenere un piccolissimo azionista Rai, e che la Rai paga la Siae in proporzione alla musica trasmessa.
Ipotesi uno (complottistica): le major discografiche impongono questo fardello alla Rai in virtù del loro smisurato e occulto potere multinazionale, plutodemogiudaicomassonico.
Uno bis (tangentara): o anche in virtù di mazzette passate a qualche dirigente della radiofonia.
Uno tris (triste ma legittima): oppure in cambio di corposi sconti sui diritti d'autore da pagare.
Ipotesi due (zappapiedista): le case discografiche non c'entrano, è la Rai che pensa bovinamente di guadagnare ascoltatori mandando la musica che va di più (alla Maria Antonietta: il popolo vuole merda? diamogli merda! Altro che brioches).
E infine: esiste veramente un omino delle playlist? Un impiegato che ogni giorno verga con la stilografica l'elenco di ciò che va mandato in onda? E se sì, come sarà fatto, come vive, cosa pensa? E si sta forse ravvedendo, visto che nell'ultimo mese ogni dieci caco-fonie si apre uno spiraglio e viene mandato un pezzo che non sarà avanguardia ma almeno è del genere "oldies but goldies"?
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one two three four five
Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.
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