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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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martedì 19 aprile 2005
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PapaRazzi Mi sono sempre chiesto: ma uno sceglie il nome con cui ascendere al soglio pontificio in quell'oretta scarsa tra l'elezione e il nuntiovobis, o se lo cova dentro fin dal seminario?
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Paroliamo Domenica pomeriggio, pioggia agli irti colli e altrove. Su RadioTre, lunga intervista a giuliocosetti in arte Mogol, al solito simpatico come un eczema.
I conduttori, a loro volta sprizzanti calore umano quanto un grappolo di emorroidi, sembrano esponenti di quella sinistra intellettualoide e spocchiosa nonché benestante, che tanto foraggia il bieco luogo comune del "communista coi soldi", e che Mogol vede come il fumo negli occhi a causa dell'ostracismo subito negli anni '70.
Nel 1980 presi qualche lezione privata di filosofia da uno di loro (i conduttori), e ancora ricordo la moquette alta un palmo al piano superiore del villino signorile.
Nota bene: per quanto mi riservi diritto di critica, continuo a preferire di gran lunga questi spocchiosi sinistrorsi danarosi a qualsivoglia prodotto della destra in campo culturale (a trovarne).
Insomma questi ti intervistano inartemogol, che nella vita ha una sola ossessione, e alla terza domanda infilano:
D. "E' iniziata così la sua carriera di paroliere?"
[gelo]
R. "Autore"
Allora, se vai a chiamare Mogol "paroliere", i casi sono due:
a) vuoi provocarlo;
b) non hai studiato.
A questo punto cosa fai per distendere un po' l'atmosfera? Mandi della musica.
Una canzone di Battisti-Mogol.
In versione strumentale.
Comincio a pensare che se fossi anch'io in arte Mogol non sarei molto più simpatico di lui.
P.S. dev'essere dura convivere con ambizioni di riconoscimento frustrate. Vedi Mario Luzi quant'era incazzato che non gli arrivava il Nobel, poi lo danno a Dario Fo; alla fine senatore a vita, e in quattro balletti è morto serenamente. Secondo me se non ci si metteva il senato era ancora vivo, un conte Ugolino con le capocce dell'accademia svedese sotto i denti.
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Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.
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