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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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venerdì 27 maggio 2005
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E la chitarra? Stona. Scrivevo qualche giorno fa a un amico:
"Ci hai fatto caso che, quando ormai pensi di aver sentito tutte le canzoni più brutte e imbarazzanti che esistano, arriva immancabilmente Jovanotti ad alzare l'asticella?"
E non contento, due giorni dopo:
"Ma tornando all'orrenzo cherubini: ci hai fatto caso che la mia frase sul quando pensi ormai di aver sentito tutte le canzoni più brutte, funziona benissimo anche sostituendo vanotti con venditti?"
Però ho trascurato un altro caso eclatante di antitalento musicante: Fiorello la pialla.
Vale a dire: questo imita alla perfezione chiunque, anche nel cantare, ma quando si trova a dover usare la sua voce e a calarsi nelle vesti di interprete, ammazza qualsiasi canzone, anche la più ricca di pathos. E dire che, in base a quello che ci hanno somministrato radiofonicamente fino allo sfinimento, ne ha provate almeno tre di quelle che in versione originale ti affondano una mano nelle budella e via di torcimento. Lui no, le canta senza un briciolo di anima, freddo come un giapponese che suona il blues.
Ora, visto che qua una battuta bonaria sui Jalisse ha causato l'intervento del signor Jalisso in persona (che salutiamo deferenti), stavolta come minimo mi aspetto sotto casa Joe Avanotti, Venditti, Fiorello e una delegazione di bluesmen giapponesi.
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Il punto gigi Nemmeno troppi anni fa, in un programma radiofonico quotidiano (e forse estivo) di Enrico Vaime si affacciarono alcune voci non ancora associabili a un volto: tra queste le più esilaranti erano quelle di Paola Cortellesi e Fabio De Luigi, che nel giro di pochi anni sarebbero diventati, grazie alla Gialappa's, anche dei volti televisivi noti (e poi cinematografici, e poi Nessun dorma, il Festivalbar, ecc.).
Insomma, a quei tempi la Cortellesi dava il suo meglio con una versione sciroccata di Melba Ruffo di Calabria, De Luigi con un inventore imbecille e saccente che si presentava come "ragionier ingenier Luigi Luigi" (un antenato del più recente ingegner Cane).
Potete immaginare come ci sono rimasto oggi, mente pranzavo alle quattro del pomeriggio in compagnia di un tramezzino triste ai margini assolati della Garbatella, trovandomi di fronte la targa di una strada:
"VIA LUIGI LUIGGI - ingegnere marittimo"
Che poi questo fu pure senatore e ministro dell'industria durante il ventennio, mica un giggetto qualunque, per quanto al quadrato.
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Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.
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