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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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martedì 20 settembre 2005
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Mi fletto ma non m'impiego Da Repubblica.it:Indagine Nidil-Cgil con Ires. Scontento 50% dei collaboratori
Il 43% si ritiene un dipendente non regolarizzato
Colti, pagati poco e senza garanzie
Ecco i 300.000 della partita Iva
Questa era la mia situazione quasi dieci anni fa. Se ne accorgono ora.
Tanto per la flessibilità: posto che comunque raggiunta l'età pensionabile - non è dato prevedere come e soprattutto quando - dubito che i soldi versati nelle casse dell'INPS da paradipendente prima e da dipendente poi mi rientreranno in alcun modo nelle tasche, quindi non fa grande differenza, ma ci siamo interrogati su quello che succederà tra venti o trent'anni a questo esercito (altro che 300.000, qua sono in gioco un paio di generazioni almeno) di non tutelati? Che saranno fuori dal mondo del lavoro, senza essersi potuti comprare una casa, senza aver potuto mettere su una famiglia, privi ormai di quegli ammortizzatori da consanguineità che li hanno fatti sopravvivere se pur col marchio infamante di mammoni?
Io mi chiedo a chi presenteremo il conto della cosciente distruzione esistenziale di una parte sana del paese. Parlo di negazione del futuro. E quando questo futuro arriverà, lo temo come una bomba a tempo, sarà brutto da vedere, anche se per qualche fortunato motivo saremo tra quelli che sono riusciti - a stento - a tenere il culo al caldo.
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E a pranzo strozzapreti Altri lo hanno già scritto meglio di me, eppure ieri sera percorrendo un curvone col motorino e pensando alle esternazioni di Ruini come ultima goccia, tutto mi è diventato chiarissimo in un flash.
Il problema dello scontro di civiltà e affini: rafforzare la nostra identità (sempre che ce ne sia bisogno, cosa che non dò affatto per scontata) non è qualcosa che si ottiene rispolverando un qualche integralismo cattolico in opposizione a quello islamico, ma rivendicando e arricchendo le conquiste della società laica. O le conquiste laiche della società. Roba così, insomma.
Non sarà difendendo un crocefisso appeso al muro che ci salveremo dai "tagliagole incappucciati" (sempre che siano una reale minaccia alla nostra civiltà e non piuttosto alla nostra incolumità, che è cosa diversa), ma combattendo perché tutte le coppie di qualsiasi sesso e condizione possano godere degli stessi diritti di fronte alla legge.
Sarà banale, ma come direbbe Montalbano: me ne sono fatto convinto. In curva.
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