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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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domenica 21 maggio 2006
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Nino non aver paura Io non so un granché di Alemanno, a pelle mi sta antipatico perché dalla faccia mi ricorda certi fascisti del liceo, coi quali non avevo grande sintonia. Ma non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, cantava FdG (Francesco De Gregori).
Certo, a leggere la sua biografia (dalla cache di Google, perché dal sito attuale del governo è già sparita) si scopre che in quegli anni è stato segretario provinciale e poi nazionale del FdG (Fronte della Gioventù), quindi la faccia sarebbe pure quella giusta.
Leggo per giunta che si è laureato nel 2003, a 45 anni, tardissimo secondo i miei severi parametri (l'età perfetta è 41, non di più, e che diamine!).
Ma insomma volevo arrivare alla notizia dello scontro che ha avuto durante una intervista televisiva a causa del ciondolo a croce celtica che porta sempre al collo. Questo mi ha fatto riemergere un ricordo.
All'isola d'Elba, sempre ai tempi del liceo, c'era un addetto della Toremar che alternava il lavoro da ormeggiatore sulla banchina a quello alla biglietteria. Era una specie di cristo degli abissi, barba e capelli in stile quellobellodeibeegees, due metri di altezza e un metro di spalle, bicipiti quanto una coscia, camicia aperta sul petto villoso e cotto dal sole. E lì, sopra il vello dello sterno, mi accorsi in biglietteria vedendolo più da vicino, un ciondolo argentato rappresentante una falce e un martello.
"Certo" commentai col mio compagno di viaggio "a Roma mica potrebbe girare tranquillo in quel modo".
Poi, guardandolo meglio: "Ma no, anche a Roma girerebbe tranquillo".
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