|
|
|
giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
|
|
|
lunedì 12 giugno 2006
|
Wishful Thinking Una volta da Coin ho comprato delle scarpe molto belle, ultimo paio a metà prezzo; in più esattamente del mio numero (e ho una mezza misura), incredibile, non mi sembrava vero. Saranno passati tre o quattro anni quando prendendo in mano la scatola e leggendo il numero mi sono reso conto che le scarpe sono sì 43 e mezzo, ma io porto il 42 e mezzo.
|
Quattro cani per strada (a volte esagero) Con la storia del secondo cane telepate vi state avvicinando alla verità, cari commentatori. Ma non vi voglio tantalizzare, già son troppi i misteri d'Italia.
Ecco dunque com'è andata: intorno alla mezzanotte, esco dal mio cancello sacchetto di monnezza alla mano, e punto subito verso il cassonetto in fondo alla via, senza nemmeno guardare se arrivano macchine come faccio di solito, specie se all'altra mano ho attaccata la personcina che un giorno tutto questo sarà suo.
Mentre avanzo da un cono di luce giallastra all'altro, sento alle mie spalle il tipico "anf anf" da cane bavoso asmatico; d'altronde la direzione è la stessa che conduce alla pinetina sul montarozzo che dopo Menenio Agrippa e Simon Bolivar non ha visto altro nei secoli che cacche di cane.
Arrivato a destinazione lancio con giusta mollezza di polso il sacchetto dentro alla bocca spalancata del cassonetto, sfruttando il momento inerziale per far partire una rotazione con fulcro il tallone destro, e riavviarmi alla magione.
Ma lì si compie l'inaspettato: invece del cane ansimante che sentivo ancora a distanza di sicurezza, mi ritrovo tra i piedi un bassotto libero e giocondo, che prese le misure in quell'attimo di reciproca immobilità occhi negli occhi proprio dell'agnizione, mi scatena contro tutta la potenza vocale di cui è capace. Mentre la vita mi passa davanti in un istante, soprattutto il momento in cui invece dei jeans mi sono infilato i pantaloni di una tuta di telina leggera leggera che mi lascia i polpacci indifesi, il bassotto scarta di lato e mi sorpassa, puntando alla sua minzione possibile. Ma prima che io possa fare un altro passo e scuotermi di dosso l'adrenalina, ecco che è sopraggiunto il secondo cane, coi denti visibilmente serrati e vibrante di quel ronfare sordo che riscatta la natura ferina di un animale altrimenti etichettabile come (brutto) bastardone spelacchiato di media taglia.
E' legato a un guinzaglio lunghissimo e forse elastico, alla cui opposta estremità si trova una padrona intenta a riversare parole in un telefonino, apparentemente ignara - benché io rientri nel suo campo visivo - del mio arretrare lento e controllato (un moonwalking, diciamo) mentre cerco di valutare se il cazzo di guinzaglio sia elastico o no, visto che ormai tocco con le spalle un muro alto tre metri, quando il mio record alle medie era di un metro e venti, forse se mi fossi impegnato col fosbury invece di rimanere ancorato al ventrale, ma poi mi misi a correre con risultati ancora più modesti, e comunque sono incastrato tra cassonetto a macchina, peso venti chili di più, non trovo la mia corsia.
Finalmente la tizia mi guarda e fa "oh, mi scusi, è che ha sentito abbaiare il piccolo spaventato e si è eccitato", senza far cenno di abbreviare il vincolo a tutela dei miei polpacci. "Altrimenti è tranquillo, sa?" e la belva si avvicina ancora. A questo punto sfodero il migliore dei miei sorrisi e con voce suadente da uomo sicuro, sebbene seduto su una lavatrice in ciclo di centrifuga, le dico "Ma si figuri, ero più preoccupato del piccolo, in effetti" e faccio studiatamente baluginare la luce del lampione sui miei lunghi canini, a beneficio del righioso che capisce esattamente cosa la mia natura ferina stia pensando di impronunciabile sulla sua padrona, e forse concorda o semplicemente si scoccia, perché parte a raggiungere l'altra bestiola nel paradiso dell'incontinenza.
Così termina questa storia meravigliosa, ma altre di incredibili vi aspettano, se avrete pazienza.
|
|
|
←giugno→
| dom |
lun |
mar |
mer |
gio |
ven |
sab |
| |
|
|
|
1 |
2 |
3 |
| 4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
| 11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
| 18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
| 25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
Obragrafica:
one two three four five
Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.
|
Tutti i commenti del mese:
|
GAAG Gruppo di autoaiuto ascoltatori Genesis:
|
Interreferenze:
Qua si tifa:
|
|
|
|