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giovani tromboni
venerdì 06 luglio 2007


Mozo is here
ticket.jpg
Io nemmeno lo sapevo che Peter Gabriel suonava a Roma; ci hanno regalato i biglietti (e una serata libera, sia lode alle cognate), e siamo andati. Cominciava presto, 21:30, ma dieci minuti prima camminando verso l'ingresso sentiamo il fufun fufun di Rhythm Of The Heat. Minchia Peter, va bene che tra un po' vai per i sessanta, ma cominciare pure in anticipo... devi coricarti prima di mezzanotte? Ti trasformi in zucca?

Acceleriamo il passo, la musica si avvicina, entriamo attraversando Fiesta, la musica sparisce, coperta dalla macedonia di salse sambemerenghe che avvolge gli stand: poi giri l'angolo, passi un cancello, e d'incanto riprendi il discorso interrotto. Ma ormai il primo pezzo è andato. Sta partendo qualcosa che non mi aspettavo:
Built in the belly of junk by the river my cabin stands
Urca, On The Air, roba stagionata, di quella buona. Poi Intruder. Peter chiacchiera in italiano: non avendo un album da promuovere, ha fatto una specie di sondaggio sul suo sito per selezionare i pezzi della scaletta. Così sono uscite fuori canzoni che non suonava da una ventina d'anni, alle quali "togliere la ruggine", come ha detto lui stesso.

Ne è venuto fuori un concerto molto meno "prodotto" dei precedenti, più immediato e muscolare (più rock?), bello. Niente palloni gonfiati, strutture rotanti, camminate a testa in giù.

Peter Gabriel procede nella sua deriva falettiana/ruggeriana, pelata e pizzetto bianco, che anch'io sto precocemente esplorando; anche il camicione fuori dai pantaloni è un trucco che conosco bene, fin dal mio periodo premaman; ma almeno al gilet contenitivo in pressofusione non ci sono ancora arrivato.

La musica si sente bene, ma le Capannelle sono un postaccio abbastanza squallido, pratone terroso tra tribune fatiscenti, il problema non è farsi due ore in piedi ma riuscire a piazzarsi in modo da vedere qualcosa (problema che sento io di media statura, non oso pensare a chi si trova una spanna sotto).

In pratica dovunque ti metti avrai sempre davanti due categorie di persone: i cristoni e i cristicchi, di peggio c'è solo il proverbiale watusso col colbacco. Spesso dondolano come un tergicristallo. Poi, a metà concerto, si apre una specie di varco davanti a te, e ti senti come Mosè quella volta che andò al mare.

La scaletta:
Rhythm Of The Heat
On The Air
Intruder
DIY
Steam
Blood Of Eden
No Self Control
Solsbury Hill
Mother Of Violence
Family Snapshot
Big Time
Lay Your Hands On Me
Secret World
Signal To Noise
Sledgehammer
In Your Eyes
Biko

La sera prima a Brescia non avevano suonato Secret World e Biko, ma in più:
Moribund The Burgermeister
I Don't Remember
Lovetown
Not One Of Us
in pratica un'altra bella fetta dei primi album.

Il gruppo:
Peter Gabriel (voce, tastiere, percussioni)
Tony Levin (bassi di tutte le fatte)
David Rhodes (chitarre, principalmente un Les Paul gold top)
Richard Evans (chitarre, ho visto una Parker e una piccola acustica)
Ged Lynch (batteria)
Melanie Gabriel (cori, campionamenti)
Angie Pollock (tastiere, cori)

N.B. Melanie ha cantato da sola Mother Of Violence, un bel gesto del babbo.
Un certo Charlie Wilson Winston (credo dal gruppo di supporto che mi sono perso) si è accollato la parte di yeghelé yeghelé alla Youssou N'Dour su In Your Eyes, ma mi è sembrato un altro bel gesto del padrone di casa.
peter.jpg
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