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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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giovedì 13 Novembre 2003
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In pacem Qualsiasi cosa si dica, in queste occasioni, suona strumentale o ipocrita, spesso in contemporanea. Il "teniamo duro perché..." non ha senso, legato a simili eventi. Non si può dare significato a un sacrificio in maniera postuma. Viceversa il confine tra "ve l'avevamo detto" e "ben vi sta" è così labile che bene sarebbe non correre nemmeno il rischio di avvicinarvisi (poi c'è chi lo salta a pie' pari). Anche le paternalistiche dichiarazioni di vicinanza stonano. Pianga i suoi morti chi ne ha diritto, non altri, per favore.
La retorica dei morti "nostri" ha la sua cartina di tornasole nei titoli dei giornali. Praticamente ovunque ho letto o sentito dire "diciotto morti: dodici carabinieri, quattro soldati, due civili. E anche otto iracheni". Non per fare macabra contabilità, ma fa ventisei, non diciotto (i numeri purtroppo sono cresciuti nel frattempo, ma lo schema non cambia). Solo la stampa estera non discrimina.
Volendo discriminare, oltre all'arma dei carabinieri, all'arma dell'esercito, all'arma dei civili, c'è l'arma degli iracheni e l'arma dei bambini, purtroppo. E qua a dare significati postumi non ci si prova nemmeno.
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one two three four five
Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.
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