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giovani tromboni
è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino,
rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro
per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi
quanto crede.
Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera
di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.
P.S. leggo ora, con colpevole ritardo, che nel 1994 Tommaso Labranca invitava a trasformarsi in Giovani Salmoni (Andy Warhol Era Un Coatto - Castelvecchi),
andando contro la corrente del consenso collettivo. Non c'è un collegamento diretto coi giovani tromboni, ma una bella assonanza certo sì.
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mercoledì 07 luglio 2004
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A discolpa di Red Ronnie Mi rendo conto a volte che ho sempre letto di musica più di quanta ne abbia ascoltata (e così di cinema e di altre cose, in effetti); ultimamente poi mi capita di rado di avere a disposizione dieci minuti filati in cui posso piazzarmi una cuffietta alle orecchie senza che qualcuno o qualcosa venga ad interrompere un ascolto anche superficiale, di sottofondo.
Succede insomma che settimanalmente sfoglio "Musica" di Repubblica, tanto per non perdere il filo di quel che si dice nel campo. A volte devo fare uno sforzo perché la mania di mettere etichette per similitudine ha raggiunto livelli parossistici e fastidiosi: avevano cominciato sul Venerdì con la formuletta RSVP (raccomandato se vi piace), e passi, ma le minirecensioni infarcite di "il brano A è Hendrix come lo suonerebbero i Platters, il brano B rimanda ai Genesis in versione rockabilly, il brano C..." mi danno la nausea. Ora il vizio si è diffuso a macchia d'olio nell'inserto musicale: le "ricette" con un 30% di Aretha Franklin, un 20% di Carole King e un 50% di Norah Jones (dose fissa), gli alberi genealogici coi rimandi ai padri putativi, tutto di una vaghezza e un'arbitrarietà semplificatrice che lascia l'amaro in bocca.
Comunque mi leggo le recensioni nelle ultime pagine, e fatta la tara dei tic linguistici dei recensori (ce n'è uno che se non parla di "attitudine" dell'artista si copre di bolle), tendo a fidarmi dei pallini o stellette, semplificazioni ante litteram ma senza tanti fronzoli, dirette e sincere.
Poi capita che senta in radio questi nuovi fenomeni del rock che viaggiano sui quattro o cinque pallini: vabbe' che i singoli sono sempre più commerciali del resto, ma io chissà che mi aspettavo e invece mi trovo somministrate niente più che canzoncine, poppetto insulso, orecchiabile e appena originale se proprio va bene. Tutto qua?
Tanto per fare i nomi, mi è capitato con gli Air di cui ho già detto, coi Franz Ferdinand, coi Maroon 5, coi N.E.R.D., e aspetto gli altri al varco: specialmente gli islandesi tristi e i norvegesi acustici.
Aridatece i Duran Duran, allora. C'era più ciccia. Senza ironia sul bolso cantante.
Poi uno dice che si sdogana di tutto.
P.S. Scordavo: la settimana scorsa tra i giudizi sull'ultimo disco dei Beastie Boys veniva riportato così quello di Entertainment Weekly:i ritmi sono semplici ma efficaci ed è un bene che manchino le campane e i fischi del passato Io lì a lambiccarmi il cervello per ricordare qualche pezzo dei BB con questi arrangiamenti da rumoristi. Poi provate a ritradurre verso l'inglese in maniera letterale: salta fuori che si parlava di bells and whistles, cioè i fronzoli. Ah be'.
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