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giovani tromboni
domenica 26 settembre 2004


Extreme holidays
Oltre agli apocrifi di Pasquale R.S. (quello che definisce "Patagonia" come "gli ultimi giorni di Metheny"), ho avuto di recente la ventura di mettere le mani su un'agendina moleskine nera, probabilmente appartenuta a Bruce Chatwin nel periodo di un viaggio in una terra misteriosa di difficile localizzazione. Unica traccia, un sibillino accenno ai "maccheroncini di campofilone", che potrebbero essere divinitą locali a cui gli autoctoni dedicavano un'orgiastica festa pagana, sacrificando i propri fegati.
Riporto alcuni brani del diario, quelli che sono riuscito a decifrare dalla minuta scrittura del nostro.


Doverosa premessa
Si decide di affittare, per il mese di agosto, una casetta al mare onde starsene in assoluta misantropa tranquillità nel periodo delle ferie vere e proprie.

La padrona di casa
La vecchina (tale risulta dalla voce al telefono e dalla tremula scrittura corsiva inclinata come usava un tempo) sul posto si presenta come una matura ma energica signora fasciata di raso rosso. Il secondo giorno la trovo tutta vestita di seta bianca, occhiali alla moda, che lava la sua spider nera. Le discordanze tra gli indicatori tipici rendono la sua età un assoluto mistero, anche e soprattutto perché si serve indubbiamente dallo stesso parrucchiere-tintore-untore di Pavarotti.

La casa
Come promesso la casa dista all'incirca 15 metri dal mare. Splendido panorama, la sommità delle palme, acqua, ancora acqua, l'orizzonte.
La ferrovia dista all'incirca 17 metri dal mare.

Quando tutto sommato pensi di averla sfangata perché hai l'affaccio lato mare, che non dà sulla ferrovia ma su una passeggiata pedonale, scopri l'esistenza del solito triste e rumorosissimo trenino diesel che percorre il lungomare carico di muti bambini semiaddormentati e di adulti che urlano eccitati come se stessero facendo rafting giù per le cascate del Niagara.

Gli accessori
Ove necessario, cerco un cavaturaccioli e non lo trovo. La dotazione hardware nel cassetto della cucina comprende in compenso una rotella per tagliare i ravioli e un cucchiaio da gelato. Tento di aprire la bottiglia con un coltellino svizzero che decide di richiudersi all'improvviso sulla mia falange migliore.
Altra dotazione, la caffettiera modello Balaclava, replica di quella che nel 1854 servì in due soli giri a preparare i caffé per i seicento subito prima della famosa carica di cavalleria. Non solo la prima macchinetta messa sul fuoco è bastata per l'intero mese di agosto, ma la temperatura del caffé si è mantenuta curiosamente coerente col suffisso "lava" del nome.

La doccia in compenso è perfetta, ma va fatta di profilo. Mentre con una mano si tiene il "telefono" (il supporto è rotto), con l'altra si regola il getto (l'acqua calda va e viene), con l'altra si tiene la boccia dello shampoo (non c'è dove appoggiarla), con l'altra quella del bagnoschiuma (ho detto che non c'è dove appoggiarla), con l'altra ci si insapona.
La tazza, mi scusino le signore, è della linea Airone: come i fenicotteri bisogna infatti mettersi su una gamba sola per riuscire a farne l'irriferibile uso.

La vicina
Milanese ringhiosa che non saluta mai. Accompagnata dal figlio decenne, ha le fattezze di Gabriella Carlucci (ci deve essere un chirurgo plastico che le fa tutte così), anche lei di età indefinibile. Ne dice la padrona di casa - che stavolta veste una divisa, ma è troppo lungo spiegare il perché: "Ah, M. è una cara amica, viene qua da quindici anni, ma ora poverina è separata dal marito. Pensare che era giovane, ricca e bella...". Resta nell'aria un "come si è ridotta", non detto. Credo che ci odi perché quest'anno le è toccato l'appartamento lato ferrovia.
Gira sempre in grande tiro, leopardata, sabot dai vertiginosi tacchi a spillo e un piccolo trolley al posto della borsa. Nemmeno in spiaggia abbandona mai quei due o tre chili d'oro che porta al collo e ai polsi; però vedendola in costume ti accorgi che non è più capace a camminare senza tacchi, le hanno cambiato assetto le anche.
Ha l'aria di essere in ansiosa ricerca di un buon partito perché nella vita non ha mai saputo fare niente, se non la bella signora.

Gli eventi
Il primo giorno, sulla spiaggia, si apprezza l'assoluto silenzio e la mancanza di juke box urlanti.
Il secondo giorno un energumeno dello stabilimento adiacente piazza una cassa amplificata da discoteca a un metro e mezzo esatto dal passeggino dove il pargolo sta dormendo beato. Sta per partire il terrificante rito dell'acquadance: un gregge di trippone transumanti si dispone nel braccio di mare antistante e sollecitato da pessima musica e dalle amenità dell'energumeno (che avrà ripetuto sette volte l'esame da animatore turistico) attacca quel che meglio definirei il budinoshake.

L'unica variante sul tema si ha il giorno che è presente una troupe di Italia1, per girare quelli che ho scoperto chiamarsi bumpers: gridare il nome dell'emittente facendo qualcosa di scemo e spontaneo nel contempo. Questo ha significato quattro ore di ammollo per il gruppone, a causa delle ferrea regia che individuava sempre un bambino fuori tempo o un'esecuzione imperfetta della coreografia desiderata. Alla fine delle quattro ore il megafono enuncia: "Chi vuole fare i bumpers individuali venga a segnarsi", ed è stato come per gli scarafaggi quando accendi la luce. Spariti tutti. Solo qualche no-limits del trenino ha continuato a gridare "italiaaaunooo" per il resto del mese, al passaggio sotto le mie finestre.

Il terzo giorno grande eccitazione: ospite del locale adiacente alla spiaggia, Patrick del Grande Fratello. Piccola folla che acclama: ma cosa gli puoi chiedere a uno così? "Potresti vomitare sulla mia ragazza, che ci tiene tanto?"
Qualche giorno dopo, i megafoni declamano stentorei: "Avrete la possibilità di cenare con Daniele, il personaggio dell'anno!". Ora, io pur guardando zero tv o quasi, sono abbastanza informato su queste stronzatine riguardanti i programmi televisivi, personaggetti di gloria effimera inclusi. Ma questo Daniele, mai sentito. Pare che sia uno pescato dalle dozzine di tamarrelli ospitati nei programmi del piduista coi baffi e signora. Credo che alla fine abbia comunque cenato da solo.
Si narra poi che a fine mese l'ospite fosse niente meno che una cantante internazionale, ma stavolta vera: Gloria Gaynor, che assediata dai bambini di un battesimo festeggiato nel medesimo locale, ha accusato dopo dieci minuti un terribile mal di testa, volatilizzandosi prima dell'esibizione sullo sgarrupato palchetto che gli avevano preparato. I will survive, preferisco vivere.

Il bagnino nevrotico
Titolare di una concessione minuscola, dotata di una piccola cabina, il bagnino nevrotico pettina la sabbia col rastrello, pelo e contropelo, fino a farla sembrare un tavolo da biliardo (anche le dimensioni sono grosso modo quelle).
Logicamente c'è sempre qualcuno che gliela attraversa in diagonale, per recarsi altrove. Un venditore senegalese, o una signora che al culmine del battibecco viene apostrofata così:
"Signora cosa crede, io mi ricordo lei nel '94 che si veniva a cambiare nella mia cabina, anche se andava alla spiaggia libera". Il bagnino nevrotico ha una memoria di ferro. O forse segna tutto in minuscoli libricini neri, vergati in calligrafia fitta fitta, che tiene su uno scaffale della piccola cabina.

Una sera tardi, mentre passeggiavo in prossimità della spiaggia, vedo un cagnetto che dopo aver esplorato le aiuole si lancia tra gli ombrelloni in una corsa frenetica sulla sabbia allisciata, fino a fermarsi al centro esatto della concessione nevrotica cominciando a scavare la più profonda buca che io abbia mai visto, un vero cratere da meteorite. La mattina dopo sono andato in spiaggia presto solo per vedere, più che la faccia, il colorito del bagnino nevrotico; il quale in effetti stava assumendo tutti i colori del tramonto, e credo di avergli visto balenare sul naso pure il raggio verde.

Gli avventori della spiaggia nevrotica sono silenziosi e molto ordinati, per timore delle possibili pene corporali. Spicca su tutti l'immobilità assoluta della signora che, per l'eleganza della posa assunta sul lettino mentre prende il sole, ho battezzato "la rana di Galvani". A dire il vero il più delle volte gli avventori della spiaggia nevrotica sono: 1) la rana; 2) gli ombrelloni. Non tutti apprezzano la cordiale compagnia del bagnino nevrotico.

La tromba d'aria
Mentre facciamo il bagno, sbuca improvviso dall'entroterra un nuvolone altissimo e minaccioso. Faccio, da esperto: "Non ti preoccupare cara, è un cirronembolo, non porta pioggia". Mezz'ora dopo le sedie di plastica volavano dai balconi, scivolando poi veloci sul fiume di fango che aveva invaso la strada. Ho passato il pomeriggio a spalare fanga in sospetto di merda con una pagaia da canotto, solo per poter uscire di casa. Ora sono fortificato nello spirito.
Sentenziato da Vic | plink | commenta counting...
Obragrafica:

Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.

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