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giovani tromboni
martedì 05 ottobre 2004


Il bambino e l'acqua sporca
Io è da un pezzo che ci penso, e ora sembra che colga l'occasione per accodarmi a quanto espresso da altri in maniera più virulenta, ma è veramente da tanto che mi ronza in testa e volevo scriverne.

Tutto questo accanimento su Michael Moore (o in versione locale Marco Travaglio, per dire) mi pare, ecco, fuori misura. Nessuno dei due mi sta particolarmente simpatico, né rappresenta se non marginalmente il mio modo di vedere le cose, né ritengo che per alcun motivo loro o altri debbano essere esentati dal ricever critiche. Però le crociate contro i Moori, e da sinistra, proprio non le comprendo; o meglio forse le comprendo, ma non le so giustificare.

In sostanza si tratta di persone che portano al grande pubblico informazioni e versioni dei fatti che normalmente il grosso dei mezzi di comunicazione ignora o trascura perché scomode. Lo fanno puntando spesso a ottenere il massimo effetto: usano cioè un metodo demagogico, dove al fine ultimo (l'effetto sul pubblico) si possono a volte piegare i fatti e sacrificare alcune verità non funzionali. Il rischio concreto è che il pubblico sia troppo vulnerabile a questo modo di esporre - con la premessa complottista "questo non si sa in giro perché vogliono tenervelo nascosto" si può far passare per plausibile qualsiasi bestialità improbabile, dai messaggeri degli alieni alle madonne piangenti - e tenda a beatificare il latore della verità rivelata, sospendendo il senso critico.

Se c'è una cosa che mi resta sul piloro è la demagogia. Però le proporzioni: questi non sono demagoghi a tempo pieno, ma condiscono dieci informazioni corrette e documentate con una stiracchiata ad arte. A me quelle dieci informazioni "buone" non fanno schifo: danneggia più la causa l'eventuale discredito portato dal metodo non rigoroso all'immagine di una sinistra che certi mezzucci non li usa, o il bocciare tout court questi che comunque le dieci informazioni corrette le portano al grande pubblico che diversamente non le apprenderebbe mai?

In un momento in cui con la demagogia e la disinformazione a livello planetario con totalizzante pervasività mediatica si governano paesi e si fanno guerre? Non mi tornano i conti. La cazzata di un giornalista o di un regista quanto possono pesare in termini di conseguenze a fronte della cazzata di un governante, capace di mentire in tribunale sotto giuramento?

Il fine non giustifica i mezzi, mai: solo che l'accanimento contro i ladri di mele mentre intorno è tutto un rapinare a mano armata disturba un po'.
Si sta a guardare la pagliuzza nel proprio occhio e non la trave in quella dell'avversario.
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