giovani tromboni
In the age of Umbilicus
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giovani tromboni

è un ossimoro apparente che ho trovato in un vecchio scritto di Italo Calvino, rimanendone conquistato. Io un po' mi ci riconosco (mi dà il destro per sentenziare), ciascuno poi ci si specchi quanto crede. Grazie a Google, ho poi scoperto che la definizione appariva già in una lettera di Mario Luzi a Giorgio Caproni. Correva l'anno 1959.

27.5.03

Come siamo provinciali
Quando ancora il pentapartito filava e si usava dire "moriremo democristiani" nessuno si rendeva conto che la profezia si sarebbe avverata, ma in maniera perfidamente diversa dal previsto.

Ci ritroviamo infatti non già a subire il giogo imperituro degli scudocrociati (a quello provvedono ormai i socialisti fascistoidi), ma a votare uno che era ossimoricamente democristiano a diciassette anni, e ad esaltarci per la sua vittoria.

Sentenziato da Vic | 11:41

Aranci
L'altro giorno ho fatto un salto in quel posto incantato che è la Casa delle letterature, nel chiostro dell'oratorio dei Filippini, una cosetta di Borromini e scusate se è poco, mica Paolo Portoghesi. Erano lì a parlare dei loro libri tra alberelli d'arancio due giovani (classe '60 e '64) scrittori americani, Jeffrey Eugenides e Jonathan Lethem.

Eugenides ha quell'aria dimessa da studente fuori corso di lettere, io non sapevo nemmeno chi fosse, e intanto ha appena vinto il Pulitzer; Lethem, che nelle foto assume espressioni più intense, dal vero è assolutamente identico a Ben Stiller, quello a cui rimangono le palle nella cerniera lampo in Tutti pazzi per Mary; e ho il sospetto che se non si trattenesse avrebbe la stessa vocazione cazzarona.

Chissà che effetto avranno fatto la sera dopo, incastonati nella scenografia della basilica di Massenzio.

Sentenziato da Vic | 11:29
23.5.03

Io non mi spiego
Perché Alda D'Eusanio e i suoi ospiti sono tutti di quel colore beige?

Perché i cani in tv devono parlare, e sempre in napoletano?

Perché dopo decenni la pubblicità deve continuare a giocare sull'equivoco di una che descrive qualcosa con aggettivi encomiastici, uno che fa di conseguenza il lusingato/geloso/arrapato e lei che risponde con risatina stridula "Ma che hai capito? Parlo del mio [segue nome prodotto]"? I copywriter non sono pagati per farsi venire qualche idea?

Perché per le pubblicità radiofoniche prendono testimonial così poco noti che devono sempre esordire con "Salve! Sono [nome di tizio che devi fare uno sforzo di memoria per ricordarti chi è]", quando non è la voce di una femmina in orgasmo da agnizione a rivelare "Ehi, ma è [nome di tizio che non riconosceresti certo per strada]"?

Perché quello che si becca al buio un bacio con rutto alla crema di whisky deve poi rischiare la pelle in bicicletta per prendere un aereo fotografando farfalle con un telefono?

Perché quello che si becca sul divano un bacio francese da un mastino (che in quanto non napoletano perlomeno tace) deve poi imparare il greco e il polacco da una cameriera se comunque ha una fidanzata con la quale gira in macchina in preda a deliri psichedelici inseguito dall'aviazione militare?

Sentenziato da Vic | 16:08
22.5.03

Il nostro concerto (parte 2)
Prosegue non richiesta la rievocazione dei miei concerti del cuore (un modo di dire così brutto che mi emoziona pronunciarlo), c'è già stata una prima puntata.

Bagni di folla

Novembre 1979, durante la ricreazione l'unico tristissimo rappresentante dei maoisti del liceo (a cui ogni tanto si comprava una copia di "Stella Rossa" per non farlo sentire escluso) ci chiede se vogliamo fare il servizio d'ordine al concerto di Branduardi. Wow, musica gratis! Il 18 del mese questo gruppetto di quindicenni imberbi arriva di buon'ora al Palaeur, un coordinatore del servizio d'ordine consegna a ciascuno una specie di manico di scopa (detto "lo stalin", ho saputo poi) e ci invita a fare un giro di presidio dei cancelli. Prima ancora di completare un periplo, ci si para davanti un tizio in borghese con la faccia da poliziotto in borghese, che senza dire una parola ci fa "no no" col ditino in borghese, e poi lo volge ad indicare dove deporre le armi. Obbediamo senza fiatare e riprendiamo il circuito sollevati da un peso, metaforico e reale.
Più tardi, quando già il palazzetto si sta riempiendo, vago cercando di rendermi utile, mi perdo nei sotterranei, e finalmente esco a riveder le stelle: sul palco, però. Dietro front, alla fine mi ritrovo in tribuna stampa, prendo posto e mi godo il concerto. Era il tour di "Cogli la prima mela", una cosa sfarzosa, Andy Surdy alla batteria e Randy Jackson al basso (robetta fine), qualche pezzo di quella sera è finito su un disco live.

Il maoista solitario: questo non ha mica fatto carriera come Paolo Cento, l'ho rivisto dopo anni in tv, su Teleroma 56, a parlare di calcio juniores con altri soggetti dai capelli in ritirata.

All'incirca nel gennaio 1980, in un'età di ascolti indiscriminati, andammo addirittura a sentire i Telephone al Tendastrisce, malsano ed umido tendone sulla Cristoforo Colombo, uno dei pochi posti di Roma allora dedicati ai concerti. I Telephone erano un gruppaccio francese, molto popolare in patria, che faceva un rock generico vagamente punk, ad un volume insostenibile. Il mio orecchio destro fischiò per tre giorni (e tuttora da quella parte ci sento un po' di meno), un mio compagno di classe passò la notte vomitando. Potenza della musica.

Data indefinita, ma sempre in quel periodo, Guccini al mattatoio del Testaccio. Il posto che ora chiamano ex-mattatoio, ai tempi non ancora del tutto riconvertito. Un piazzale immenso e fangoso. Ricordo solo che entrai senza toccare con i piedi per terra, non per l'eccitazione ma per la folla disumana che mi trascinava. Nella semioscurità prendemmo posto seduti nella fanga vicino a delle botole spalancate su antri sotterranei ancora più oscuri. Sentire si sentiva poco, ma vederci non si vedeva un accidente (proprio come il palo della banda dell'Ortiga). Posso dire "c'ero anch'io", ma se restavo a casa era lo stesso. Quando più avanti nello stesso posto suonò Frank Zappa restai infatti a casa, e ancora me ne pento.

L'undici di novembre dello stesso 1980, Steve Hackett al Palaeur. Concerto cupissimo, gotico, una colonna sonora da film de paura. Sul palco, accanto a Steve, il fratello John (proprio come Rael, "Outside the cage I see my brother John") che pesta con i pugni su una pedaliera di bassi da organo, alla batteria Ian Mosley, che ritroverò poi nei Marillion. Il ritorno dall'Eur a casa (per un'idea del tragitto tracciate un diametro di Roma e prendetene i due punti estremi come partenza e arrivo) avvenne non solo su un Boxer Piaggio che aveva visto tempi migliori, ma con un passeggero imprevisto, amico di un amico. Il genio in questione aveva scelto quella serata per iniziarsi al fumo di sostanze aromatiche, e mi feci tutti i venti chilometri nella notte romana buia e piovosa con questa specie di sacco di patate totalmente inerte praticamente sul groppone. Si riprendeva solo ogni tanto battendomi convulsamente sulla spalla, io mi fermavo, lui vomitava, e via per la tappa successiva. Erano anni bellissimi.

(continua)

Sentenziato da Vic | 18:14
19.5.03

The Ramones made it look easy
Opinabile ma irresistibile: la musica in pillole, meglio delle solite recensioni sbrodolate.
Encyclopaedia Musica - What you really need to know about pop music
Qua una breve presentazione, qua la raccolta di apodissi.

N.B. i link messi sulla parola "qua" o peggio su "clicca qui" sono una cosa che odio. Ma la coerenza è una virtù che tengo da parte per occasioni più importanti.

Sentenziato da Vic | 13:41

Aforzisma
Ibridando Einstein ("Non so con quali armi sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma la quarta sarà combattuta con bastoni e pietre") con Curzio Maltese, mi viene da affermare:

La patente di democraticità non viene conferita a una forza politica dalle elezioni che l'hanno portata al potere, ma dalle elezioni successive. Se ci saranno, cioè.

Sentenziato da Vic | 11:30

Cosa si saranno detti
Savoia, Emanuele Filiberto a cena con Bush senior
(da Repubblica.it)

Sentenziato da Vic | 01:47
18.5.03

Attenti a Gulo Gulo
Perché, oltre ai titoli dei film, anche i nomi dei personaggi a volte vengono tradotti e a volte no?
Prendiamo Wolverine, il personaggio più famoso degli X-Men, che trae buona parte del suo fascino da un carattere ferino e incontrollabile.

In italiano wolverine diventa ghiottone. Nome scientifico gulo gulo.
Immaginate di essere un supereroe, già costretto in un'imbarazzante calzamaglia gialla, e dovervi qualificare così: "Salve, sono Gulo Gulo, e sono cattivissimo". Ansai le risate. Non parliamo di Ghiottone, eh.

L'italiano funziona peggio, ma non solo per i nomi: nel nuovo film sugli X-Men Yuriko Oyama, la perfida Lady Deathstrike, è interpretata da Kelly Hu. Intanto prendono una di origini anglo-cinesi-hawaiane per fare la giapponese, ma abbasta l'occhietto a mandorla, non stiamo a guardare il pelo. Fatto sta che Kelly Hu non è altro che la Kaori di "piladelpìa", quella che correva sulla spiaggia spalmando crema di formaggio sui cracker, mentre Gianrico Tedeschi le sbavava dietro fingendo di fare il nonnetto un po' rinco.

Non ho ancora visto il film, ma temo che ormai non riuscirò a godermi appieno il combattimento di Ghiottone contro Kaori.

Sentenziato da Vic | 18:05

Rust never sleeps
La Disney lancia una nuova tecnologia sprecona: come dice Wired, da agosto affitterà DVD che scadono come yogurt. I nuovi DVD, una volta estratti dalla loro bustina sotto vuoto ed esposti all'ossigeno, ammuffiranno nel giro di due giorni. O meglio, inizieranno un processo di ossidazione che farà annerire il supporto, rendendolo opaco al lettore laser.

Il vantaggio? Quando li affitti non c'è bisogno di restituirli. Io ho qualche dubbio su due fronti: sull'inserire un oggetto putrescente nel mio delicatissimo lettore, e sull'aumentare la quantità di rifiuti plastici che galleggeranno per i sette mari.

Sentenziato da Vic | 12:28
16.5.03

Spies like us
Il Barbiere della Sera infila tre titoli di seguito in qualche modo imparentati:
- il primo raccoglie l'opinione di vari giornalisti sulla confessione (giocosa? semiseria? provocatoria? boh?) di Ferrara: LA SPIA CHE VENNE DAL FOGLIO
- il secondo annuncia l'approdo di Dagospia al supporto di cellulosa, allegato a Panorama: Benvenuto Spy!
- il terzo comunica, un po' in ritardo, la designazione della Bianco a dirigere l'istituto di cultura italiana di Bruxelles: Spialuisa, studiosa di chiara fama

Ok, non è bello fare giochi di parole sui nomi, l'ultima era una forzatura.
Quell'incarico non le è stato attribuito per spifferare sulle malefatte dei malmostosi colà residenti, ma come studiosa di chiara fama. E se non è chiara la Bianco, chi altro?

Ci sono ricascato, va bene. Però anche qualcun altro ci rifà, come si dice a Roma: giusto un annetto fa il sottosegretario agli affari esteri Mario Baccini, colui che decide di queste cose, si era risentito per la presentazione di un libro di Gian Carlo Caselli presso l'istituto. E si era vociferato di una sostituzione di Sira Miori, tuttora direttore dell'istituto, con Arturo Diaconale. Chapeau all'ostinazione.

Sentenziato da Vic | 17:14

Le tue mani, mani grandi, mani senza fine
Su Musica! allegato ieri a Repubblica, c'è un'intervista di JT Leroy a Billy Corgan, ex Smashing Pumpkins ora negli Zwan. L'intervista è così così, il povero JT - che scrive da dio - è troppo timido per fare domande a una rockstar.

Poi però JT traccia il ritratto dei quattro sodali di Billy Corgan, e arrivato alla bassista scrive:
"Le mani: ecco la prima cosa che mi ha colpito di Paz Lenchantin. Ha dita lunghe, nervose, forti, veri e propri attrezzi da artista. La seconda cosa che ho notato è che non porta biancheria intima."
Più avanti, lei dichiara:
"Ho smesso quasi del tutto di fare sesso, mi masturbo molto però. La gente non mi crede, ma non importa.".
Ma no Paz, ora ti crediamo. Grazie JT.

Sentenziato da Vic | 15:42
15.5.03

Invito alla lettura
Dice, perché si legge così poco. Io me lo ricordo cosa c'era scritto sui libri di lettura, alle elementari. Premessa: per fornire la giusta atmosfera, le illustrazioni rappresentavano un'Italia all'acquerello misera e contadina - o comunque preindustriale - al cui cospetto i rebus della Settimana Enigmistica sembravano Spazio 1999. La storia che doveva rallegrare noialtri Franti (l'infame sorrise) era più o meno così: un povero diavolo è angosciato dal fatto di essere analfabeta. Si iscrive allora alla scuola serale, tra mille sacrifici, fino a riconoscere con fatica le lettere dell'alfabeto. Trionfante per la conquista si ferma di fronte a un muro scrostato su cui compare una scritta fatta col gesso (lo spray l'avrebbero inventato due secoli dopo); dopo dieci minuti di sillabazione arriva a comprenderne il senso: "ASINO CHI LEGGE".

Un bambino di sei anni, taciturno e un po' intristito dal grigiore sabaudo della Torino 1970, che insegnamento doveva trarne? Non era un brano didattico, ma faceto? Se era quello lo svago, andiamo bene.

Il giuoco è bello quando dura puoco: a richiamarci alla dura realtà ci pensava un secondo brano, protagonista una vecchina analfabeta col figliuolo al fronte. Parentesi: la vecchina raffigurata era indubbiamente sul filo degli ottanta, il soldato (con calzoni alla zuava Caporetto style) un baldo giovane ventenne. Questo fa desumere come svariati lustri prima del '15-'18 un Severino Antinori fin de siècle girasse già ingravidando sessantenni dall'inespresso istinto materno. Insomma, stessa trafila: stanca di servirsi dello scritturale, probabilmente esoso, per comunicare col pargolo combattente, la cariatide si reca alla scuola serale e con indomita forza di volontà impara l'abbiccì. Ecco giungerle una lettera. Con mani tremanti - l'emozione, e anche l'età - apre la busta, e legge le condoglianze del capitano, perché il Bepi l'è morù, strazià dalla mitraglia. Austroungarica, per giunta.

Ricordo che quell'anno mi ruppi una gamba. A ripensarci, potrei averlo fatto apposta.

Sentenziato da Vic | 01:25
14.5.03

Side fx
Supponiamo per assurdo che, come suffragato dalle recenti dichiarazioni rese sua sponte dal PdC, la partita degli ultimi vent'anni si stia giocando non sul piano della politica, delle ideologie e men che mai delle idealità, bensì sullo scontro tra due gruppi di interesse, attorno ai quali si coagulano le azioni di ascendenti e discendenti, o di cointeressati in genere.

Ciò non qualifica alcuna delle parti come preferibile a un'altra perché più nobile, considerato anche che gli interessi in gioco non coincidono comunque coi miei personali (né con quelli dello stato, a dirla tutta). Valutiamo allora la situazione semplicemente sulla base degli effetti collaterali, che siano desiderati/desiderabili o meno. D'altronde la recente guerra si è per intero valutata sugli effetti (e i danni) collaterali che ha avuto, in flagrante mancanza dell'oggetto del contendere: perché non dunque le baruffe di due imprenditori?

La domanda si riduce a questo: la quantità di danno che può fare alla collettività l'ascesa al potere di una cordata piuttosto che l'altra. Se non stessimo ragionando per assurdo, sarebbe molto triste.

Sentenziato da Vic | 01:25
13.5.03

Ingiurie
Una domanda a chi si intende di cose legali (a me vengono i brufoli): se uno cominciasse a riferirsi costantemente a B. come "quel P.d.C. di Silvio Berlusconi", potrebbe appellarsi alla legittima interpretazione "Presidente del Consiglio" o prevarrebbero i più vari e suggestivi svolgimenti dell'acronimo?

Sentenziato da Vic | 21:28

Non mi fido di te
Interessante leggere come sul Foglio di oggi Giuliano Ferrara tracci la storia - part one - dei suoi primi cinquant'anni, probabilmente per fugare argomenti cattivelli sul suo status di ex comunista, ora che proliferano. Gli argomenti dico, gli ex comunisti non so. O forse per aggiungere un ulteriore episodio allo spettacolo invero penoso delle ripicchette tra lui e Claudio Martelli; fatti loro, il paginone era godibile a prescindere dalle cause scatenanti.

Qua ci pianto un però. Ciascuno è nel pieno diritto di trovare alla propria storia, densa di cambiamenti, una chiave di lettura improntata a una coerenza di fondo, personale e filosofica prima che ideologica; specie se questa storia è riletta con gli occchiali di oggi. Ma io sono scottato dalla lettura dei paradossi temporali inseriti nell'agiografia "Una storia italiana", e voglio solo sperare che l'Elefantino racconti di sé con un'onestà (intellettuale, o anche senza aggettivi) superiore a quella dimostrata dall'Amor Suo.

Sentenziato da Vic | 21:04
12.5.03

Mi corre l'obbligo
Per una di quelle coincidenze che non vogliono dire niente, mi è capitato di sentire alla radio "Le mie parole" di Samuele Bersani proprio mentre leggevo il blog di Aglaja che ne riporta il testo.

Ecco, inutile dire che Bersani è bravo, anzi bravissimo, ché lo sappiamo: vorrei invece dare il via a una raccolta di firme per obbligare Max Pezzali (che a forza di spostare accenti a vanvera si è fatto uscire l'ernia) e Cesare Cremonini (che canta cose come "Padre, occhi gialli e stanchi" e non viene arrestato solo grazie a un complotto di ex comunisti) a rinchiudersi in casa, smettere di cantare, e mettersi a studiare diligentemente tutti i testi di Samuele.

nella provincia denuclearizzata
a sei chilometri di curve dalla vita

Sentenziato da Vic | 10:08
11.5.03

Bilioni, trilioni, fantastilioni
Un trillion in Gran Bretagna corrisponde a un quintilione, cioè un miliardo di miliardi, un numero a 18 zeri insomma. Negli Stati Uniti, più modestamente, è proprio un trilione, mille miliardi, e gli zeri sono solo 12. Quando però l'esercito dei dodici zeri è abbinato al simboletto "$" la cifra fa una certa impressione, anche alla solvibile Microsoft.

$2.2 trillion è infatti, in teoria, l'importo massimo della multa che M$ dovrebbe corrispondere alla FTC, per un grave buco di sicurezza trovato recentemente nel loro sistema Passport; da un pakistano, per giunta. Grazie alla pervasività da monopolio del sistema (io stesso sono stato costretto a registrarmi, per poter chiacchierare via Messenger), gli account su Passport sono circa 200 milioni; moltiplicati per gli undicimila dollari che Microsoft ha concordato di pagare - come cifra massima - per ogni caso di negligente tutela dei dati personali degli utenti, arriviamo ai trilioni.

I dettagli a partire dall'ultimo Risks Digest. C'è da dire che stiamo moltiplicando due cifre massime teoriche, e che quindi lo sproposito indicato si raggiungerebbe solo nel verificarsi contemporaneo di tre ipotesi: che il bug avesse portato alla violazione di ogni singolo account Passport, che ciascuno di questi casi fosse considerato singolarmente, e che la multa comminata fosse sempre quella massima.

La morale, se ne vogliamo trovare una, è che ad allargarsi troppo bisogna fare attenzione.

Sentenziato da Vic | 14:16
10.5.03

Il nostro concerto
A me le liste non sono mai piaciute tanto, sia perché condivido il principio "definire equivale a limitare", sia perché applicate ai dischi risultano avere la stessa profondità dei test estivi sull'Espresso o Panorama. Finché sono un pretesto per fare letteratura, vedi l'ormai troppo citato Hornby, tutto bene. Da lì in giù, meno.

L'ultimo listone in voga, quello dei concerti, mi tenta di più. I concerti sono pezzi di vita legati a momenti precisi, non che i dischi lo siano di meno, ma i concerti sono più... più raccontabili, ecco.

Prime note

Autunno del 1978, primo anno di liceo, nell'atrio sopra ad un palco improvvisato un gruppo di sconosciuti strafatti suona cover dei Genesis. Su "I Know What I Like" scene di grande partecipazione da parte del pubblico. Onomatopea della folgorazione: Fozz! Decido che devo approfondire, come strimpellatore e come ascoltatore.

L'estate precedente (o successiva?), Pierangelo Bertoli in una specie di balera all'aperto a Marina di Cecina, dove pochi giorni prima avevano suonato i Rockets, i pelati cromati. Bertoli aveva dei cali di voce che attribuiva ad una abboffata di trippa, che ogni tanto gli tornava su. Il chitarrista sembrava un disegno di Pazienza, magrissimo, riccio e con un Les Paul nero. Bel concerto, alla fine rimanemmo in una decina, seduti in circolo a chiacchierare a lungo con Bertoli.

Firenze 18 settembre 1979, al parco delle Cascine, la data italiana di Woodstock in Europe. Mi ritrovai seduto su questo pratone umido, a passare di continuo canne gigantesche tra quelli che mi stavano a destra e quelli che mi stavano a sinistra, la mia personale diffidenza verso le droghe leggere nasce lì: sono molto schizzinoso, e questi manufatti grondavano letteralmente saliva. Alle mie spalle, qualcuno preso da un impeto didattico: "There are three kind of grass...". Sul palco quattro glorie di dieci anni prima: Country Joe McDonald e Arlo Guthrie, sulla strada dell'oblio, Joe Cocker prima della cura e Richie Havens, fresco della collaborazione con Steve Hackett (Please Don't Touch) e che ritroverò solo vent'anni dopo, grandissimo, in Ovo di Peter Gabriel. Memorabili soprattutto le coriste di Joe Cocker, che definire pittoresche è poco.

Ho trovato un ricordo di quel tour qua:
The musical irrelevance of Woodstock was demonstrated to me here in Vienna by an event announced as Woodstock Memorial Concert in late summer 1979. For the event, a special tent was set up in the Prater, holding about 800 people, but it proved too large. Four acts were billed: Richie Havens, Country Joe McDonald (the one doing "gimme an f-F-gimme a u-U"-and so on), Arlo Guthrie ("Riding on the City of New Orleans"), and Joe Cocker. The whole affair was a pity, nostalgia gone stale and sour. The worst was Joe Cocker, looking older than he does now. His dance style, the spastic movements of the stage at Woodstock, had deteriorated so badly that it could no longer even be mistaken for dancing; and the voice was truly all beer and whiskey. That concert was one of the saddest moments in my life.

Al ritorno, col mio amico Stefano (ora serissimo contrabbassista jazz) dormimmo stesi nel corridoio del treno strapieno, che ci depositò alla stazione Tiburtina invece che a Termini. All'alba, intontiti, imboccammo a piedi la via Tiburtina nella direzione sbagliata, tra le sirene degli allarmi che suonavano: nella notte c'era stato il terremoto in val Nerina.

(continua)

Sentenziato da Vic | 17:54
5.5.03

Cinque secoli dopo Colombo
Scriveva Camillo, qualche giorno fa: "Questo blog si è trasferito a New York".
Il falco pellegrino.

Sentenziato da Vic | 09:22

Mica una
Quattro nuove sezioni in Obragrafica.
Scarabocchi. In pratica, tutto ciò che mi rimane del vecchio lavoro, pescando dagli ormai incomprensibili appunti di due anni di riunioni (la prima sezione conteneva cose di almeno dieci anni fa).

Sentenziato da Vic | 01:07

Magic moments
Sabato pomeriggio, un supermercato sulla Tiburtina.
Lui, un ragazzo, gira tra gli scaffali,
in maglietta mimetica e bermuda neri;
all'improvviso da un angolo sbuca lei,
in maglietta verde militare e pantaloni mimetici.
Un attimo, un'agnizione, la complementarità, le due mezze mele. Gli sguardi si incrociano, si squadrano da capo a piedi: ognuno dei due potrebbe diventare integralmente mimetico, ora. Poi gira l'angolo anche il nerboruto accompagnatore di lei. Lo scambio fa "clac", e come due treni i nostri semimimetici sfilano paralleli in direzioni opposte.

Di quell'istante sanno solo loro, oltre a me che ho assistito. E ora pure voi, che avete letto.
Grazie a un destino di scaffali benigni.

Sentenziato da Vic | 00:49
3.5.03

Li metto in giardino o nella loggia?
Io non ci volevo tornare sopra, ma come si fa? La forza del destino cinico e baro.
Nella cassetta delle lettere, il solito volantino dell'ipermercato Panorama. Lo chiamano così, "Volantino dal 22 Aprile al 10 Maggio 2003", quando sono 24 pagine in carta patinata con copertina di Oliviero Toscani, insomma poco meno di FMR.
Tra le offerte, anzi tra gli sconti bestiali, spicca irresistibile questa:
7nani
Chissà se il prezzo è per la collezione intera o è pro capite, e nel caso se lady garden costa di più.

Riflessione: come c'era da temere, siamo arrivati infine allo sdoganamento dei nani da giardino, dopo quelli da governo (mi riferisco alla statura morale, che i rialzi nel tacco gli fanno un baffo). Ma soprattutto guardate Cucciolo, è o non è fatto ad immagine e somiglianza di Silviolo? Ha lo stesso sorriso spontaneo, e il tipico cappuccio pronto ad essere calato sul volto, per le feste mascherate tra amici intimi; nonché il gesto di saluto, col braccio destro sollevato e il pugno chiuso (o è una mano tesa?). Ah, che sottile ambiguità, impagabile Toscani!

Sentenziato da Vic | 14:37
2.5.03

Scattisi le entrati
Io non me ne faccio una ragione: o usano un software di traduzione automatica, e allora hanno fatto dattiloscrivere il vocabolario al famoso milione di scimmie che prima o poi compileranno l'opera completa di Shakespeare, e nel frattempo devono campare in qualche modo; oppure per tradurre i banner hanno preso un singolo umano. O direttamente una delle scimmie-bardo, non so.

greencard

Se optiamo per il caso umano (in tutti i sensi), siamo costretti a fare le seguenti ipotesi sul traduttore:
- è americano, ma una volta ha ricevuto una cartolina da Venezia;
- è italoamericano, nel senso che il bisnonno della madre veniva da Nusco, e il resto dell'albero genealogico è integralmente irlandese;
- è portoricano, ma tanto la lingua si somiglia, una faccia una razza, cose così;
- è italiano, ma vuole la carta verde per sé e spera che noialtri non si capisca quanto c'è scritto nel banner.

Sentenziato da Vic | 11:33
1.5.03

Formidabili quegli anni
Quando nelle biografie leggo che Italo Calvino, liceale sanremese in calzoni corti, aveva come compagno di banco Eugenio Scalfari e che insieme discettavano del principio di indeterminazione di Heisenberg, mi permetto un moto di sconforto. Gli è che dal mio liceo sulla Bufalotta non è uscito un granché, anzi a giudicare da come hanno rialzato i cancelli ormai non escono nemmeno gli studenti a ricreazione per andare in pizzeria. Il mio compagno di banco, che pure aveva qualche velleità artistica, l'ho incontrato per caso l'altro giorno dopo vent'anni: ha fatto l'agente Tecnocasa per quasi quindici anni, e ora si sente realizzato nel campo dei mutui. Oh be'. Tanto di Heisenberg non avevamo mai parlato.

Ma qualche nome di quei tempi, onestamente, è giunto al grande pubblico.

tilli
Il primo era la gloria del liceo, fu accompagnato dalla classe a Budapest dove vinse gli europei indoor, perse un paio d'anni e prese la maturità per meriti sportivi. Si è fatto tre olimpiadi, nel 1984 correva i 100 metri in 10:16, nel 2000 - a 38 anni - li correva in 10:27. I più lo ricordano per il sodalizio sportivo-sentimentale con la Ottey. Io ricordo solo che aveva una vecchia Honda 400 Four gialla, bellissima.

cento
Il secondo guidava il collettivo politico, e alle assemblee era temutissimo quando prendeva la parola per un suo eccesso di salivazione che unito alla zeppola aveva un effetto devastante sul vestiario di chi gli stava vicino. Un buon diavolo, non è cambiato molto da allora, salvo il fatto che era magrissimo. Quando si presentò la prima volta alle circoscrizionali sulla scheda c'era scritto "Cento Paolo detto Piotta", così, come Pannella Giacinto detto Marco. Ora siede in parlamento.

guzzanti
Il terzo è forse una leggenda metropolitana. Conosco gente di decine di licei romani (il mio era il XXXI, fate voi il conto) che sostiene di avere avuto Guzzanti nella propria scuola. Io non me ne ricordo, ma considerato che abitava a cento metri da casa mia, per il principio di indeterminazione di Heisenberg può essere benissimo.

Parentesi sulla Ottey: dopo il periodo italiano è approdata in Slovenia. Il suo sito web ufficiale è curato da un fan danese, che si chiama niente meno che Jakob Nielsen. No, non è lui.

Sentenziato da Vic | 01:58
Obragrafica:

Il piccolo popolo che si manifesta sui bordi dei fogli durante telefonate, riunioni, attendereprego, e altre occasioni.

Interreferenze:
 [No news, good news]
 [YAFB]
 [Tutto questo non ha
assolutamente senso!]
mac[... parole per dirlo]
 [Brodo Primordiale]
mac[Wittgenstein]
mac[Camillo]
 [Giallo diVino]
mac[Il posto di Antonio]
mac[Paolo's weblog]
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